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Ma il farmaco è una merce come le altre ?
Ovviamente il mio è un parere di parte, ma è il parere di chi conosce il "sistema farmacia" odierno dall' interno, nelle piccole realtà. Scrivo questo per offrirlo a chi vuole veramente conoscere "l' altra campana" e non solo quella offerta dai media nazionali, che hanno scritto di tutto ( e molto spesso di più di quello concesso da un' informazione decente) ma che non hanno dato vera informazione su quello che ha offerto sino ad ora la rete delle circa 16.000 farmacie italiane, una rete composta al 90% da piccoli imprenditori laureati. (16000 persone sono una lobby potente? Non sembrerebbe, visto come le stiamo prendendo). Però siamo la rete di farmacie più fitta d'Europa.
Non dico che il settore non sia rinnovabile, sicuramente molto può e dev' essere fatto, (ad esempio sarebbe opportuno sbloccare i concorsi per le nuove sedi farmaceutiche congelati localmente per interessi politici, ed è qui che dovrebbe agire il parlamento, obbligando i comuni ad adeguare le piante organiche alle norme di legge, laddove siano carenti), ma bisogna sapere cosa si deve fare e ciò che ogni cambiamento comporta VERAMENTE. Non si può demolire un servizio che funziona (la farmacia italiana è forse il miglior servizio pubblico e uno dei migliori in Europa ) solo in base a delle teorie economiche non sperimentate in campo sanitario .
Il sistema della pianta organica, cioè del programmare dei territori nei quali collocare le farmacie, è nato, a dispetto di ciò che gridano i "liberisti" più arrabbiati, non per favorire una "Lobby", che non poteva ovviamente esistere, ma per far si che la rete delle farmacie si estendesse su tutto il territorio, compreso le zone dove la popolazione è più scarsa, evitando che tutte le sedi si concentrassero nei grandi centri. Nessuno può negare che questo non sia avvenuto. Infatti esistono farmacie anche dove non esiste (o è stato, aimè, chiuso per scarsa remunerazione) l' ufficio postale o la caserma. Una liberalizzazione la si sperimentò nella seconda metà dell' '800, ma dopo qualche decennio venne abolita perche i piccoli centri venivano abbandonati. Evidentemente la storia non insegna nulla (O meglio: non la si studia). Un retaggio di quel periodo lo si ha nei centri storici delle grandi città: vi siete mai chiesti perchè in questi luoghi vi siano molte farmacie a pochi metri l'una dall' altra ? Si grida (perchè nel nostro paese ha ragione chi grida, non chi ragiona, anche perchè si ragiona in pochi) che nella liberalizzazione si occuperanno tutti i vuoti, a seconda delle proprie capacità; ma che vuol dire ? Che i piccoli centri meritano gli imprenditori più imbecilli o ignoranti? Che i grandi centri siano la sede propria di quelli maggiormente privi di scrupoli? Il nostro è un settore delicato, dove la concorrenza più efficace in una gara di sopravvivenza si giocherà non sulla preparazione del professionista ma sulla disinvoltura nel dispensare i farmaci, anche quelli più delicati, fenomeno che purtroppo può avvenire anche ora, ma in maniera comunque molto limitata.
BERSANI-TER
Il terzo disegno di legge Bersani, uscito a sorpresa come tutti gli altri senza consultare le parti interessate, sconosciuto anche al ministro della salute, passato inalterato alla camera è ora al vaglio del senato. Contiene un articolo (il 2) che permette la vendita di tutti i medicinali non mutuabili in attività diverse dalle farmacie in presenza di un farmacista.
Mi spiegate chi controllerà che tutti i farmaci che lo richiedono vengano venduti con la ricetta? . Farmaci delicati come i sonniferi, i tranquillanti, gli antipsicotici ? Farmaci di così comune abuso che vengono usati come farmaci da banco (leggi nimesulide) e che sono sotto osservazione perchè sospettati di creare danni epatici mortali? Se già è difficile ora tenere a bada le richieste degli sconsiderati che sono dipendenti da tali farmaci (non fingiamo di non sapere, ne assumiamo tutti e molti, e, come succede per gli alcolizzati, neghiamo di esserne dipendenti), cosa succederà quando il paziente/cliente ci minaccerà che se non glielo diamo se ne andrà alla parafarmacia? (Che stava fallendo perchè, chi l' ha aperta, facendo male i calcoli, (vista oltretutto l' ottima preparazione in economia aziendale dataci dalla nostra facoltà...), si era illuso che bastava vendere i farmaci a pagamento per sopravvivere), che cosa succederà, dicevo? Perchè l' Italiano è una strana razza; sempre a sbraitare sulle regole per gli altri, ma quando si tratta dei suoi comodi... : salvo che poi scopra che il figlio è intossicato di sostanze stupefacenti . Allora lo sentirai gridare contro i farmacisti che danno tutto senza ricetta: Ma come ? Una merce così delicata come i medicinali è diventata un qualsiasi articolo di commercio ?
Che questa liberalizzazione favorisca il cittadino è falso, perchè il cittadino non ne ha alcun vantaggio economico. Il loro prezzo è imposto per legge e non cambierebbe nulla Portarli fuori dalla farmacia. Che concorrenza sarebbe? Ma poi, cosa significa questa concorrenza? Vogliamo aumentare il consumo di farmaci? Quindi vogliamo creare un abuso di farmaci ? A mio parere personale sarebbe meglio liberalizzare il prezzo dei farmaci non mutuabili lasciando la dispensazione alle farmacie. Come è successo per i farmaci da banco (dopo un iniziale periodo d'inerzia dovuto alla novità per il nostro settore) anche il prezzo degli altri farmaci calerebbe velocemente come stavano calando col decreto Storace anche quando erano solo in farmacia. Al cittadino conviene economicamente mantenere il sistema farmacia come è oggi perchè siamo strutturati in modo tale da poter offrire sconti in media anche migliori di quelli offerti dalla grande distribuzione che ora come ora può offrire dei prezzi civetta su alcuni articoli, ma non fare sconti su tutti gli articoli proposti. Infatti ora gli sconti migliori in media si trovano in farmacia, non in parafarmacia . Le illusioni create, purtroppo anche da alcune associazioni di consumatori, di un risparmio annuale oltre 1000 € per famiglia sui farmaci da banco si è rivelato per quello che era: non una bufala, ma una buffonata. Bastava ragionarci sopra : chi mai in un anno acquista medicinali da banco (aspirine, cibalgine, pomate varie per dolori, digestivi ecc. ) per un importo pari ad uno stipendio? Solo uno da internare in una clinica disintossicante, sempre che sopravviva. Come ho detto sopra, non siamo abituati a ragionare, e questo fa la fortuna di molti nostri politici e personaggi vari.
L'articolo 7 invece permette l' acquisizione di una farmacia anche se non si hanno almeno 2 anni di pratica come è ora. Anche qui ho le mie perplessità: che senso ha svilire ulteriormente la professione eliminando delle norme che favoriscono la preparazione di un professionista obbligandolo a fare pratica prima di gestire un'attività come la nostra? E' una garanzia per i pazienti e un utile apprendistato per i neo-laureati che forse potrebbero meglio valutare cosa vuol dire aprire e gestire un' attività, non dico come la nostra, ma in generale, perchè essere farmacisti non ti dà automaticamente la patente di buon commerciante, anzi. La nostra principale virtù era (non so se lo sarà ancora) coniugare l' aspetto sanitario con la parte commerciale, favorendo principalmente una seria distribuzione del farmaco. Il buon senso suggerisce che chi è pressato dal cercare di sopravvivere commercialmente non ha la necessaria tranquillità e lucidità per poter gestire correttamente tutte le regole necessarie alla salvaguardia della salute pubblica.
Michelangelo.